A proposito di Jazz: “I Sing Standards”, Riccobono reinterpreta la tradizione Jazz attraverso i giovani jazzisti

Sono quattro all’incirca gli elementi che caratterizzano un buon disco: buone canzoni, ottime voci, arrangiamenti originali e una perfetta incisione. È ovvio che tutto poi sia relativo al personale metro di giudizio dell’ascoltatore, naturalmente influenzato dai gusti e dalle esperienze passate, ma è fuor di dubbio che “I Sing Standards”, la nuova produzione di Gaetano Riccobono. Un disco che fa reinterpretare ad alcuni giovani cantanti della classe di canto del Conservatorio “V. Bellini” di Palermo i classici della tradizione mainstream assieme a brani tratti da repertori e generi lontani dalla tradizione jazzistica pura e semplice.

“I Sing Standards” è un vero e proprio progetto didattico, ancor più che discografico, nel quale è stata data la possibilità a tanti bravissimi interpreti di vivere l’esperienza, spesso difficilmente accessibile di questi tempi, di una vera registrazione in studio. Un lavoro di ottimo livello ed “economicamente sostenibile”, come sottolinea lo stesso Riccobono nella presentazione del disco, che ha consentito agli interpreti di auto produrre una propria demo professionale evitando le speculazioni e le truffe che spesso circolano in questo ambiente.

Il risultato è un disco piacevole, di ottimo livello artistico, gradevole all’orecchio di chi si approccia per la prima volta al jazz e ricco di citazioni e spunti per gli appassionati del genere. I brani spaziano dagli standard del cosiddetto periodo classico come “The Man I Love” dei fratelli Gershwin, qui interpretata da Federica Ventura a canzoni manifesto di un epoca come “Us and Them” dei Pink Floyd, trattati con intelligente originalità nell’esperimento corale delle Seven Steps.

Due brani su tutti colpiscono l’attenzione dell’ascoltatore: per cominciare il brano di apertura del cd, la bellissima “I had the Craziest Dream”, canzone scritta da Harry Warren e resa immortale da giganti come Perry Como, Nat King Cole e Frank Sinatra, alla quale la voce cristallina di Francesca Caruso cuce addosso un’atmosfera di composta sensualità ed eleganza che solo un’interpretazione al femminile poteva regalarle. I riferimenti stilistici della Caruso sono evidenti sin dalle prime note del brano, nella sua voce c’è la classe di Sarah Vaughan e Etta James,e questo le consente di mettere nell’interpretazione profondi contrasti espressivi e una serie di intriganti sfumature cromatiche che danno un’impronta precisa all’interpretazione.

Altro brano degno di nota è sicuramente l’interpretazione di “It’s all Right with Me”, brano strumentale di Cole Porter, riproposto in chiave vocale da Massimiliano Castellana. L’impostazione e la padronanza della voce di Castellana ricorda molto da vicino l’ala più raffinata dei Crooners alla Tony Bennet. All’interno del brano Castellana usa la sua voce vellutata con gusto e garbo, senza eccessi o picchi, dimostrando di saper “swingare” con maestria. Il brano, che parte solo piano e voce, si evolve in un crescendo che diventa irresistibile, raggiungendo l’apice a metà, nel bellissimo solo di chitarra di Marco Grillo.

“I Sing Standards” è in definitiva un buon disco jazz, un disco da ascoltare e gustare fino in fondo, una sorta di compendio del genere jazz riletto con le lenti di giovani appassionati che regalano al prodotto, già di ottimo livello, una ventata di freschezza ed originalità.