Dal Jazz al R&B, spettacolare full immersion nella grande Musica. Gegè Telesforo e gli Urban Fabula conquistano l’Eschilo

Tra Gela e gli Stati Uniti c’è di mezzo la vastità dell’Oceano, con le sue profondità vertiginose. Un oceano che, se attraversato, cambia le prospettive e riscrive i confini e i contorni della nostra esperienza. Un po’ come il Groove che da forma ai concerti di Gegè Telesforo e degli Urban Fabula.

Il sound che Telesforo è riuscito a creare con la collaborazione del trio di strumentisti siciliani, Seby Burgio, Alberto Fidone ed il gelese Peppe Tringali, abbraccia tutte le mille sfaccettature della Black Music, dall’R&b al Blues classico, senza disdegnare anche qualche capatina “speziata” nel reggae giamaicano, pur affondando le proprie radici nel jazz puro, fatto di contrasti, di contrappunti quasi estenuanti, rispettoso della tradizione ma incredibilmente innovativo nelle scelte stilistiche.

Gegè Telesforo è un artista poliedrico ed un vocalist raffinato oltre che virtuoso dello Scat, con una solida cultura musicale rafforzata dall’esperienza americana con la Go Jazz All Stars, la label di Ben Sidran, che gli ha consentito di lavorare e duettare alla pari con mostri sacri del calibro di Jon Hendricks, Dizzy Gillespie, Phil Woods, Mike Mainieri, Clark Terry, DeeDee Bridgewater e Bob Berg.

Affiancato dai tre strepitosi musicisti che compongono gli Urban Fabula, fantastici nell’assecondare il suo ampio campionario lessicale e l’inarrestabile impeto ritmico, l’AfroAmericano di Foggia, come lui stesso ama definirsi, ha dato vita ad una performance Live di grande spessore ed eleganza.

Telesforo e gli Urban Fabula sono riusciti nel piccolo miracolo di creare sintesi tra quattro incredibili individualità. Quattro musicisti di grande spessore che riescono a diventare corpo unico senza mai oltrepassare il limite del individualismo che spesso è il difetto principale delle esibizioni jazz.

La band, nella quale spicca comunque l’esuberante stile del pianista Seby Burgio, fantastico in alcuni passaggi al limite dell’estremo , si nutre del dialogo ritmico tra lo scat di Telesforo e l’impareggiabile batterista Peppe Tringali e del supporto fondamentale del contrabbasso di Alberto Fidone che asseconda i continui cambi di ritmo che scorrono fluidi lungo la strada maestra del jazz.

L’inizio della Session Live sulle note di “The Groove Master Shuffle”, composizione originale dello stesso Telesforo,fa da subito comprendere quale sarà il tono della serata, con gli Urban e Telesforo lanciati in un ritmo che si fa sempre più serrato. Già da subito il pubblico si trova a fare i conti con un groove di alto livello, ancor di più esaltato dalla ritmica presente e puntualissima negli scambi e nelle dinamiche, come solo un fuoriclasse dello strumento come Tringali è in grado di fare.

I brani, otto in tutto più due bis, sono annunciati da un simpaticissimo siparietto del frontman foggiano che scherza piacevolmente con il pubblico. In un’ora e quindici minuti di live, ce n’è davvero per tutti i gusti, si passa da composizioni originali a riarrangiamenti di brani noti.

Bellissima ad esempio la rivisitazione di “Moonray” del grande Artie Shaw, brano tipico delle orchestre swing degli anni trenta, che grazie alle divagazioni Raggamuffin di Telesforo, sembra nata per essere suonata nei quartieri di Kingston.

Percorso all’inverso invece per la versione del classico di Bob Marley “No Woman No Cry” che, smesse le atmosfere rasta, si trasforma in una raffinatissima jazz ballad da club.

Chiude il concerto, che ha attinto a piene mani dagli umori e dai colori della musica nera,  la bellissima “Next”, una ballad scritta da Telesforo per la figlia, quasi fuori contesto nel repertorio fino a questo momento ascoltato, ma che accompagna con estrema delicatezza la fine di un momento di grande musica.