La magia della “Leggenda” a sei corde. Michael Landau incanta il pubblico di Agrigento

Un concerto unico, un’occasione che capita poche volte nella vita, soprattutto in questa Sicilia, spesso restìa alla grande musica. Eppure l’evento di mercoledì sera è uno di quelli che resteranno nella memoria dei tanti appassionati che hanno riempito la platea del teatro “Pirandello” di Agrigento.

Il chitarrista statunitense Michael Landau, forse uno delle ultime leggende viventi del panorama internazionale a sei corde, si è esibito nel teatro della Città dei Templi, per la prima delle due tappe italiane del suo tour europeo.

Un evento eccezionale, reso possibile dall’impegno di Osvaldo Lo Iacono, coordinatore didattico e artistico del Centro di Musica moderna “Areastudio”, che ha organizzato l’evento con il patrocinio della Fondazione Pirandello.

Un teatro pieno, affollato in gran parte dal gotha dei chitarristi siciliani della vecchia e della nuova generazione, ha atteso col fiato sospeso l’ingresso di Landau, che è arrivato sul palco accompagnato dai suoi musicisti di sempre, il batterista Gary Novak e il bassista Reggie Hamilton, gettonatissimi musicisti statunitensi che vantano collaborazioni con personaggi del calibro di Chick Corea, Kenny Burrel, Seal, Whitney Houston e Anita Baker.

Un silenzio surreale accompagna il momento dell’accordatura, e poi la magia si compie e dalla Stratocaster comincia a fluire quel suono inconfondibile che ha fatto di Landau un vero e proprio “mago” della chitarra.

Ascoltare Michael Landau è come esplorare una tavolozza di colori in cui appaiono tutte le sfumature possibili. Si passa con estrema semplicità dalla distorsione psichedelica, molto compressa, tipica dei suoni di Jimi Hendrix al suono limpido del jazz elettrico.

E tra questi due estremi c’è un intero mondo fatto di suoni sperimentali, di timbri e sustain estremo, note lancinanti attraverso i quali Landau trasporta il suono della sua Fender Stratocaster a livelli musicalmente futuribili.

Un vero e proprio viaggio sensoriale tra linguaggi diversi e nuove sonorità, con uno sguardo fisso al blues delle origini e alla voglia continua di sperimentare.

Un concerto in cui Landau parla col pubblico, lo coinvolge e poi lo stravolge con la purezza di certe sintesi ritmiche e armoniche che evidenziano con maggiore forza l’inventiva e la capacità di sintesi musicale di questo “Genio” delle sei corde.

Landau sceglie di chiudere il concerto con un ritorno alle origini, al caro vecchio Blues, e lo fa facendosi accompagnare dalla splendida voce della moglie Karen Martin, anche lei autrice e chitarrista, con la quale spesso si esibisce nei Stolen Fish e  negli Hazey Jane.

Alla fine Mike si concede all’abbraccio dei fans, scherza con loro, dispensa qualche consiglio e si presta a foto e selfie. L’ennesima misura della grandezza di un artista immenso, anche nella sua umiltà, in grado di attraversare generi ed ere senza che il suo talento ne rimanga scalfito.