Chris Cornell: Il toccante messaggio dell’amico Josh Brolin

La pagina Facebook di Chris Cornell, deceduto lo scorso 18 Maggio sta pubblicando i messaggi d’addio degli amici. Tra questi una commuovente lettera d’addio firmata dall’amico Josh Brolin, candidato agli Oscar 2017 per Milk. Di seguito quanto scritto.

Dovunque guardi, mi sembra di vedere Chris camminare verso di me: alto, una lunga criniera di riccioli di leone, un tenue sorriso sotto una barba o un baffo sottilissimo.  Ogni volta che guardo il cellulare e dice Christipher e penso si sia tratto di un sogno, a volte immaginato che hai creato subconsciamente così che non si potesse mai realizzare.

Ogni volta che penso a Chris è come se fosse davanti a me, dicendomi cosa sta facendo: i suoi figli, Vicky, una fiera dove sono andati, quanto si siano divertiti andando sul go kart, una canzone da cui sta estraendo la magia. È questa la cosa che non svanisce mai, l’impatto che qualcuno ha su di te. L’intensità col tempo calerà e si affievolirà, ma ci  sarà sempre fin quando qualcuno non agirà su di te.

Un impatto. Ecco cosa tutti speriamo di avere su gli altri: un ricordo, un’arguzia, una canzone, come si comportano con i loro figli, attimi, quando nel tempo libero ti chiamano solo per dire “Hey, amico, mi sei, mi manchi.”

Chris Cornell ha toccato felicemente la grazia a modo suo.  Abbiamo tutti il nostro momento felice. Ha varcato le sue infide strade con la sua moto paranormale, ribellandosi, ragendo, rimbalzando ecc. E adesso, invecchiato, sistemato, è stato un periodo di lavoro su stesso, a detta della famiglia. Musica più profonda e sul come trarne più amore. La sua è stata una traiettoria da scalare in salita. Sì, c’è anche la professionalità, ma la gente non muore professionalmente, muore personalmente. E personalmente è stata una scalata – una scalata senza fiato, per la sua natura sensibile – ciononostante in salita.

Chris Cornell l’essere umano. Chris Cornell che amava la sua famiglia: Vicky, Lilli, Toni e Christopher. Chris Cornell che era mio amico: semplicemente mio amico.

Conobbi Chris all’Hollywood Cafè. Ero ubriaco e in seguito, nel backstage, mi  sedetti sulla sua pancia e gli dissi quanto lo ritenessi grandioso. Sorrise, sicuramente un po’ irritato, ma mi lasciò pontificare finché non realizzai che aveva sentito quanto mi avesse colpito profondamente.  Avevo la tendenza ad essere aggressivo verso le cose che mi toccavano, e Chris, dal momento in cui l’ho sentito dal vivo (così immenso come solo lui poteva essere) mi causo un groppo alla gola che non andò mai via.

Chris Cornell era mio amico: semplicemente. Certo, venne fuori dalla musica, la sua voce arrivava come il dito ET, ma fu la lap dance che gli fece messe tutto in motore. Nei sette anni successivi, Chris ed io diventammo stretti. Avevo lui: l’isolamento, l’amore e la tensione da creare, l’euforia nel trovare l’amore della tua vita e manifestare una vita più felice con quell’amore, e lui aveva me. Le nostre vite percorrevano strade parallele e con ciò si rivelò un’intima amicizia.

Quando sei ben conosciuto per la professione che hai scelto hai la tendenza a proteggerti. Ti metti in un angolo e neghi che la gente stia parlando di te. Impari a deviare le conversazioni. Inizi a chiederti come sia in generale aprirsi. Poi, se sei diligente, se ti importa del tuo lascito personale, combatti per quell’intimità.

Quando dissi a Chris che io e Kathryn stavamo per sposarci mi mandò una canzone che aveva scritto per Vicky quando si erano messi insieme la prima volta, una canzone che avrebbe cantato al nostro matrimonio. Il suo messaggio: “Cominciai a scrivere questo pezzo anni fa subito dopo aver incontrato Vicky. Le cantai una prima versione al telefono prima che ci findanzassimo, ma per anni ho sentito di non essere riuscito a distillare la magia che provavo con lei in forma di canzone. Un mese l’ho finita. Questa canzone cantata da un microfono di un centinaio di dollari sembra catturare la grandezza di come mi sento accanto a lei. Stavo pensando che potresti rifletterti in ciò. Un abbraccio a entrambi! C”

Kathryn ed io abbiamo ascoltato la canzone come ne avevamo ascoltata un’altra delle canzoni di Chris all’inizio della nostra relazione, entrambi con le lacrime agli occhi. Una volta tanto arriva qualcuno nella tua vita che filtra nel personale. Condividi ispirazioni, sogni, desideri, speranze come un adolescente col suo diario, sperando che un giorno ti risponderà. Il mio amico Chris ha risposto. Chris Cornell l’essere umano. “Hey amico, chiamo solo per dirti che mi manchi.”

L’altro giorno ho cominciato a tirare fuori tutti i messaggi, le note vocali, e mi sono fissato a ricordare le diverse conversazioni, gli attimi, le pietre miliari. Mia moglie ed io l’abbiamo sentito cantare “Happy birthday” su nota vocale. Happy Birthday dear yoooouuuuu. Happy Birthday to you. I love you, man”…click.

Vivi una vita, e rendere grazie alla vita vissuta è l’aver vissuto. Chris Cornell era un essere umano, e come tutti gli esseri umani aveva un giorno di scadenza. Il suo è stato il 18 maggio 2017.  Ma Chris resterà sempre nel mio cuore. Lo terrò non in alto, non con rabbia, ma faccia a faccia come facevamo quando supportavamo a vicenda in questa strana tenda da circo della vita.

Anni fa ci fu un momento in cui mi scrisse, e mi piacerebbe condividerlo con voi. Si commenta benissimo da solo per ciò che era lui: un sensibile, protettivo guerriero di padre.

“JB – Oggi ti ho pensato di nuovo. Stiamo sul Benedict Canyon e il pappagallo di mia figlia è volato dalla finestra e giù dal burrone. Sperando che non morisse mi sono vestito come Pitt di ‘Sette Anni in Tibet’ e sono andato per le terre selvagge. Arrivato ho visto in distanza un esemplare blu femmina su un albero. Gli ho dato la caccia finché non mi sono accorto che stava covando e che di fatto era verde.

Ho passato le due ore successivo al sole urlante, alternativamente schiantandomi tra i rami e a sedermi così che potessi percepire dove fosse. Mi sono convito che l’area fosse troppo grande e non l’avrei mai trovato. Sono tornato a casa e mi sono seduto all’ombra vicino a dove cominciano i cespugli. Mi sono seduto lì per mezz’ora e mi sono sentito come se avessi tradito un piccolo amico che contava su di me per la sua salvezza.

Ho aspettato un altro paio di minuti e ci ho rinunciato. Mi sono fermato un secondo prima di rientrare e ho provato un’ultima volta a cinguettare per lui. Ho aspettato e ascoltato e all’improvviso ho sentito un cinguettio di gioia da un ramo. Eccolo lì! Voleva davvero essere soccorso. Gli uccellini verdi che parlano sono gli aghi nei pagliai formati da aghi sulla cima di un letto di una valle di aghi. Ma a volte cinguettano. “

Fratello, sei vicino, sei caro, e ti vedrò quando sarà l’ora. Ma per adesso, il mio cuore sgorgo e abbraccia tutto ciò che eri, sei, che sarai per sempre. Ti sento “nei pagliai formati da aghi/ sulla cima di un letto di una valle di agh/ma ti sento/ so che ci sei.” Sì, so che ci sei. Mi mancherai, ma so che ci sei.

JOSH BROLIN.