Remembering Chester – lettera di Alessia.

Il 7 ottobre 2017 nella suggestiva cornice dell’Arco della Pace a Milano, quasi quattrocento ragazzi (e non) si sono ritrovati a commemorare, in modo spontaneo e genuino, armati di voci e di una sola chitarra acustica, il frontman dei Linkin Park, tragicamente scomparso il 20 luglio scorso. Grazie alle voci e alla musica di Luca Taverna e Matteo si é potuto ricordare Chester nella gioia e nell’allegria malinconica di una giornata di sole, note e musica. L’evento organizzato da Deborah, Terry, Sabrina, Audrey e Micaela ha visto protagonista anche me, qualche settimana dopo. Ho voluto per ciò farvi leggere una lettera che ho scritto di mio pugno su quanto provavo e tutt’ora provo. La lettera che leggerete non sono semplici parole, e neppure uno sfogo soltanto. È qualcosa d’indefinibile, come lo é stato Chester, indefinibilmente unico nella sua enorme semplicità. Ed è proprio questo che è stato ricordato in quel giorno, la sua enorme genuinità nel fare qualcosa di grande. Spero che il cielo ci abbia guardato. Che il sole ci abbia sentito. Che per un attimo le nuvole abbiano lasciato spazio, ai suoi occhi. E spero stesse sorridendo.

Io per trovare le parole, -oltre che nelle canzoni, nella musica, nei libri e sopratutto negli occhi della gente-, scrivo, e prima di scrivere, leggo.

Avrei voluto dire qualcosa che arrivasse direttamente da me, ma ci sono momenti in cui davvero non ci riesco. Saranno le persone, sarà tutta sta gente che è qui per te, o per qualcuno che è qui anche per me.

Per cui ve lo dico così, con le parole di autore che mi ha aiutato a capire che la musica, prima di essere musica è un viaggio e che nel mare -anche se- è mosso ed in tempesta si può sempre continuare a suonare:

“In questo era un genio, niente da dire. Sapeva ascoltare, ancor prima di suonare. E sapeva leggere, non i libri, quelli son bravi tutti, sapeva leggere la gente…”

Questa è una citazione di Alessandro Baricco, tratta dal monologo “Novecento”, una storia che mi è entrata nell’anima e nella pelle per diversi motivi. Ma in questa breve frase, ci ho rivisto bene quello che per noi era Chester. Il suo dolore, la sua rabbia, era un po’ i nostri. C’è differenza tra comprendere il dolore e viverlo, e lui, in qualche modo, ha fatto bene, entrambe le cose per diversi anni.

Ed è proprio questo che fa male, aver qualcuno con cui poter condividere le lacrime per tanto tempo e tutto d’un tratto non averlo piu. Fa arrabbiare parecchio.

Ma poi, con il tempo, anche se non lo accetti, cerchi comprendere.

Non so se sia più  “rassegnazione o l’accettazione del lutto.”

Per certi drammi, non bastano la corazza ed il cuore forte, ci vuole “ben altro.”

E forse era quello che ti mancava. Quel “ben altro” che non è riuscito a trametterti nessuno.

Vorrei direi a tutti voi di essere forti, vorrei dirvi che non siete soli, vorrei dirvi che in qualche modo una mano da stringere la si trova sicuramente. Il punto è che non sempre è così, e questo può farvi crollare. Però, qualcuno ci ha insegnato che nonostante questo e molto altro, bisogna andare avanti.

Quindi fatelo, perché la vita non è bella, la vita a volte può far schifo, ma se siamo qui oggi, è per dire che in questa guerra, con o senza il nostro capitano, noi continueremo a combattere.

C’è una canzone che s’intitola “Cumuli”, non molti se la ricordano e una dei primi demo degli 883 e dice più o meno così:

“Ognuno di noi ha un vuoto da colmare, ci si sbatte tanto per chiuderlo, ci si prova, eppure non ci si riesce mai, e allora, tanto vale conviverci” perché sapete: essere vivi consiste nel non morire e Chester fino a prova contraria, allora ed ora più che per sempre ha dimostrato di sapersela cavare bene nell’essere immortale dentro ognuno di noi.

Un’ultima cosa, Chester, un mio semplice pensiero rivolto al cielo.

Faccio l’educatrice e ci tengo sempre a precisarlo ai bambini: il sole c’è sempre, e, anche quando piove sono solo le nuvole che lo nascondono, ecco, proprio li dietro, spero tu possa aver portato il  mio messaggio ad un angioletto dispettoso, che se ne è andato troppo presto.

Se puoi, prima che il sole si alzi, che inizi a piovere, o che ci sia l’arcobaleno, abbraccialo per me.

Abbraccialo sempre, abbraccialo stretto.

Di lui che qui c’è qualcuno che gli ha promesso di prendersi cura di me, e che questo qualcuno oggi, ieri e -forse per sempre- lo sta facendo benissimo.