Waiting for the end… or not?

20 Luglio 2017, serata tra colleghi con le rispettive ragazze: una pizza, due birre e quattro risate.

Quando si è  in buona compagnia saltano fuori innumerevoli argomenti di cui parlare, anche di musica.

Uno dei ragazzi che mi conosceva da più  tempo rispetto agli altri, tirò  fuori la mia risaputa e “sacra” passione e quasi “devozione” per i Linkin Park…. chiedendomi se dopo anni coltivavo ancora questa  mia passione.

Confermai il tutto: tutta la discografia in bella mostra nella stanza, il 99% dei testi memorizzati  in testa, maglie  e gadget vari…. insomma, un vero e proprio patito, no?

Non solo, è  proprio loro il mio primo concerto, un giorno indimenticabile, Giugno 2014-Milano.

Effettivamente  ammisi che in quel periodo circolavano  altri gruppi tra le mie playlist, dato che la band di Los Angeles si stava “evolvendo”, discostandosi ancor di più di quanto aveva già  fatto negli ultimi album, dal loro sound  e stile originario.

Nonostante ciò, ho voluto comprare il loro ultimo album “One More Light”, ammettendo che qualche canzone è  riuscita ad attirare la mia attenzione anche  se non appartente al mio range di gusti musicali.

Ebbene si, sono uno di quei “vecchi” fan accaniti dei primi Linkin Park, come definiva Mike.. un HARDCORE LINKIN PARK FAN.

D’altronde, come non innamorarsi di album come Hybrid Theory e Meteora?

Brani che hanno segnato l’adolescenza di milioni e milioni di ragazzi nel mondo  come In The End, Numb per citare le due più  famose.

A discapito di questo “cambiamento” consideravo ancora i Linkin Park una delle mie band preferite, magari in passato  erano gli unici e soli tra le mie orecchie ma continuavano a resistere seppur “accompagnati” da altri gruppi che ho scoperto in seguito.

Tornando a quella sera, dopo aver cenato  e fatto due passi ci sedemmo in una gelateria: dopo aver ordinato questo  mio fatidico  vecchio  amico cattura la mia attenzione rivolgendomi uno sguardo abbastanza sconvolto e senza sussurrare una parola, punta lo schermo del suo cellulare verso di me.

Leggo una notizia che diceva: “Trovato morto il cantante dei Linkin Park”.

All’inizio non ci  credevo nemmeno, pensai che fosse la solita bufala data dal sito farlocco di turno…. e invece no, la fonte era un noto giornale italiano.

Da li, è  partita la ricerca forsenatta di una smentita… invece arrivò la conferma.

Calò il gelo, la mia ragazza altrettanto dato che anche lei simpatizza  per la “mia” musica.

Pensavo e ripetevo nella mia testa:” Non può  essere, Chester Bennington è  morto, la voce che mi ha accompagnato da una vita, quelle urla… quella  voce che ha forgiato ciò che sono adesso, non può  essere vero”.

Mi è  crollato il mondo addosso, un mix di tristezza e rabbia che ho buttato fuori col pianto, tanto pianto.

Non sono riuscito ad ascoltare una loro canzone per almeno un mese, troppo dolore.

Col passare del tempo però  sono riuscito rotrovare me stesso e riascoltare la sua voce, magari reinterpretando quei testi che parlavano di dolore, di rabbia…. eh si, è  cambiato tutto.

Il 27 Ottobre ho assistito al concerto in suo ricordo. Da brividi!

L’ho visto e rivisto almeno una decina di volte, qualcosa di veramente emozionante che mi ha fatto capire quanto ha fatto Chester per il mondo… e mi ha reso fiero per averlo considerato un punto di riferimento.

Molti adesso sono convinti  che i Linkin Park debbano fermarsi, secondo loro è  giunto il momento di dire basta perché  senza Chester non è  più la stessa cosa.

Ed è  vero, nessuno potrà mai rimpiazzarlo. Però, non vedere più  i Linkin Park a me farebbe ancora più  male.

È  una cosa abbastanza in contrasto lo ammetto: non volere un “sostituto” o un “rimpiazzo” ma allo stesso tempo non volere che nulla finisca. Perché  per me Linkin Park è  sinonimo di famiglia, Linkin Park siamo tutti noi fan…. e fin quando c’è  la passione ed il ricordo… Chester non morirà  mai, lui vive dentro le loro canzoni, le nostre canzoni.

E ricordiamoci  bene:  WHEN LIFE LEAVES US BLIND, LOVE KEEPS US KIND!

 

Chester, we’ll miss you!