“I’m Here” il J’accuse in salsa Trip-Hop di Erika tra fragilità e follia

Musica atmosferica, narcotica, da viaggio, un brano che ti trascina di peso nelle atmosfere della Bristol di fine anni 80 ma che nasconde in sé la forza e la rabbia rock di chi la periferia sta stretta così come stanno strette le convenzioni sociali, quasi tribali, che la caratterizzano.

“I’m here”, primo singolo da solista della cantautrice siciliana Erika è un vero e proprio J’accuse alla rigidità degli schemi sociali odierni.

Arrangiato e prodotto da Peppe Milia (Tinturia, Miele, Not The Fonda) con la collaborazione di Roberto Macrì, il brano è accompagnato da un video girato dal regista Alessandro Castagna, da ieri visibile in esclusiva su Fanpage.it e Youmedia Fanpage.it.

Il pezzo, cantato in inglese, si ispira al pop internazionale con suoni che sembrano usciti dagli anni 90, da qualche piega scura dei Massive Attack o dalle tracce dei vinili di un Amon Tobin d’annata.

Nella scatenata progressione che attraversa l’intero brano vengono a mente anche le atmosfere trip-hop dei Portishead, anche se in questo caso  le chitarre di Peppe Milia, rendono a tratti l’approccio meno lisergico e più Rock.

E poi c’è lei, Erika, con la sua rara capacità di «sentire» le note blue e donargli colore, un particolarissimo crossover stilistico ed esistenziale fatto di suoni tesi e inquieti, in grado di trasmettere ogni stato d’animo, di dare senso ad ogni singola sillaba.

Scura, dolce, alienata, arrabbiata, abrasiva, innamorata, malinconica, divertita, ci sono centinaia di sfumature nella voce di Erika, occhi da principessa e tatuaggi da rocker, che in “I’m Here” mescola con sapienza il calore del R&B e una naturale attitudine punk. Un po’ Amy Winehouse, un po’ Sid Vicious.

“‘I’m here”’ è una sfida– racconta Erika – e allo stesso tempo una accorata dichiarazione d’amore da chi si sente giusta nel posto sbagliato. Essere sempre se stessa vivendo a testa alta con la propria personalità ma nascondendo le insicurezze e la fragilità dietro una maschera, quando la maschera cade però resta solo l’amore, o forse è pazzia”.

Un’ottima e travolgente prima prova che denota capacità e stile. Non avere “I’m Here” nella propria playlist, sarebbe questa la vera pazzia.

 

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