25 anni da Tam Tam. Il “teatro” della rivoluzione.

Chiunque abbia vissuto gli anni ’90 in Sicilia ricorderà bene la mafia, le sparatorie all’ordine del giorno, e non solo.  La carenza di infrastrutture in cui poter sfogare le proprie passioni, il proprio intelletto e le proprie velleità artistiche di certo non motivava gli animi. Era invece più probabile che le aree di intrattenimento, piuttosto che essere potenziate, chiudessero. Il 31 ottobre 1993 a Gela ancora non festeggiavano Halloween,  ma un ampio collettivo aveva assunto un volto che in un contesto retrogrado poteva intimorire più di qualsiasi travestimento: quello della presa di coscienza. Eh sì, quella fu la sera del primo concerto del movimento “Tam Tam – Nuovi spazi per la cultura“.

Un movimento spontaneo, che come primo obiettivo si era posto la riapertura del Teatro comunale “Eschilo” in Piazza Salandra, allora chiuso da oltre dieci anni. Una serie di manifestazioni-concerto a cadenza annuale promossi da Orazio Messina, Rocco Mammano, Emanuele Tuccio, Rocco Cerro, Monica Bevelacqua e una vasta rete di cantanti, musicisti, ballerini, attori, cabarettisti, fonici, grafici e tecnici delle luci sensibili alla causa. I nomi di tutti gli aderenti al movimento comparivano nell’apposita cartolina di presentazione dell’evento che si sarebbe svolto presso la Sala Multiusi di Macchitella, oggi meglio conosciuta come Cine-teatro “Antidoto”. Uno spettacolo di tre ore che avrebbe raccolto un migliaio di spettatori in visibilio che faticavano a farsi largo all’interno della location.

A pensarci, ad oggi sembrerebbe quasi assurdo immaginare di poter pubblicizzare un singolo evento attraverso un banalissimo oggetto cartaceo e senza alcuna campagna di promozione sul web. Non solo non vi era ancora quell’estraniazione nei social network che viviamo adesso, ma soltanto da pochi anni l’utilizzo dei telefoni cellulari era già alla portata di tutti. Eppure in tanti, giovani e meno giovani, avevano risposto con entusiamo all’iniziativa di Tam Tam ed erano pronti a riunirsi in quella sede provvisoria che era la stessa del Corriere di Gela.

Probabilmente, una tecnologia non troppo avanzata unita all’atmosfera pesante di una città, già in pasto alla delinquenza e che poco aveva da offrire, aveva fomentato il desiderio di ottenere qualcosa e fatto sì che la mobilitazione fosse più vissuta. Ma chi aveva la fortuna di comprendere il vero significato della parola “cambiamento” sapeva quanto potenziale restasse inapplicato, nella città e tra chi vi abitava.

Una rete colma di artisti, talenti, intrattenitori, professionisti e ideatori mossi da quell’ardore nella speranza di poter dare una svolta positiva alla comunità gelese. A suscitare imbarazzo e sgomento era proprio il disinteresse delle amministrazioni verso quest’esigenza di evadere dalla staticità ed esprimersi. Tam Tam allora era un nome più che azzeccato.

La prima serata contava una settantina di artisti, ma di anno in anno sempre più giovani avrebbero partecipato agli spettacoli che sarebbero stati proposti nelle edizioni seguenti. Già nel ’94, l’inaspettato successo dell’anno precedente portò a un cambio di location, che fu quindi spostata al Cine-teatro Royal, un’area più capiente. Ironia della sorte,  anche quest’ultimo, ormai rimasto l’unico spazio superstite d’intrattenimento, quindici anni dopo avrebbe chiuso, prima di essere trasformato in un multisala nel 2013.

Tuttavia, nello stesso anno, dopo ben tredici anni dai primi lavori di ritrutturazione il Teatro comunale “Eschilo” è stato finalmente riaperto. Nononostante Tam Tam fosse già inattivo da tempo, le urla rivoluzionarie hanno comunque riecheggiato a ridosso dei posteri. Non si può ancora dire che le potenzialità del palco siano sfruttate al massimo, come vale del resto anche per altri luoghi. Le ragioni, però, sarebbero da ricercare in una comunità che non si lascia sempre entusiasmare dalla sete di conoscenza e dalle scelte imprenditoriali dei diversi posti che spesso tentennano nel proporre qualcosa di nuovo, puntando a dei target ben definiti. In ogni caso, si è già superato un punto di svolta e di piccole iniziative pensate fuori dal quadrato se ne sono viste.

La città di Gela ha però tanto altro da valorizzare e tanta motivazione perduta da recuperare. Ci sono ancora molti spazi da ottenere. Sembra banale dire “Se ce l’abbiamo fatta allora, possiamo farcela anche adesso”, ma il significato della frase rimane invariato. Magari occorrerebbe più confronto (faccia a faccia), per poi sostituire le parole con i fatti. Dicono anche che la storia non si faccia con i “se” e con i “ma”. Ai posteri l’ardua sentenza.