I Depeche Mode tornano in Italia. Prenota qui i biglietti!

A grande richiesta, i concerti dei Depeche Mode a Torino e Milano in programma a dicembre e gennaio vengono raddoppiati.

Le nuove date:
11 dicembre Torino, Pala Alpitour
29 gennaio Assago (Mi), Mediolanum Forum

Attenzione! La disponibilità dei biglietti è limitata.

Il Global Spirit Tour, che segue la pubblicazione del loro 14esimo lavoro discografico Spirit, è partito il 5 maggio da Stoccolma e sta facendo tappa nei principali stadi e arene all’aperto di tutta Europa. La prima parte del Global Spirit Tour vedrà Dave Gahan, Martin Gore e Andy Fletcher esibirsi per oltre un milione e mezzo di fan in 32 città di 21 paesi europei.

Il tour è approdato in Italia per tre appuntamenti sold-out: allo Stadio Olimpico di Roma, allo Stadio Dall’Ara di Bologna e allo Stadio San Siro di Milano.

Dopo la trance europea nell’estate 2017, il Global Spirit Tour proseguirà con date in Nord e Sud America.

Le date già annunciate:
9 dicembre Torino, Pala Alpitour
13 dicembre Casalecchio di Reno (Bo), Unipol Arena
27 gennaio Assago (Mi) Mediolanum Forum

 

Biglietti su TicketOne.it


musica

Music inspires life - La musica ispira la vita.

La musica, la troviamo dappertutto, ci accompagna durante le nostre giornate... i nostri viaggi. La sfruttiamo nei momenti di noia, come compagnia... ma ci siamo mai chiesti quale sia il suo reale scopo?

Spesso ne facciamo un uso "improprio", non le diamo peso, la trascuriamo senza trarne il vero significato, quello che può e che vuole trasmettere.

Un giorno una persona disse :"Chi usa la musica per riempire il silenzio o per accompagnare un'altra attività non ama la musica, non la percepisce, ascolta solo delle melodie, dei suoni. Chi invece, durante l'ascolto di un brano si perde nel vuoto, si  immerge nei propri pensieri, chi magari batte il piede a ritmo e canta quella canzone in testa..... quello si che è ascoltare musica."

Come biasimarlo, quale sensazione più bella del nostro brano preferito che penetra nelle nostre vene, rispecchiarsi in una canzone come se quel testo parlasse proprio di te.

E' proprio vero, facciamo un uso improprio della musica.

La musica è vita, un mix esplosivo di sentimenti ed emozioni che riesce solcare il varco del tuo cuore, della tua anima dove magari non può nessun'altra persona.

Può salvarti la vita, riesce a tirarti fuori dal baratro... è la tua ancora di salvezza, la musica ispira la nostra vita.

Indipendentemente dal genere, quando trasmette qualcosa di vero, di veramente forte... beh, quella è la "nostra" musica.

Lasciamoci trasportare, lasciamoci guidare, lasciamoci ispirare.

 


Luci del Sud - rassegna musicale organizzata da Franco Battiato

Franco Battiato torna nella madre terra.

Tre serate in musica ai piedi dell'Etna, precisamente presso il teatro all'aperto di Milo. Invitati a dividere e condividere il palco artisti siciliani e non. Il tutto si chiuderà con uno special guest a sorpresa.

PROGRAMMA:

31 luglio:
Gabriella Lucia Grasso - Miele - Roberto Cacciapaglia - Francesco Gabbani - Carmen Consoli

1 agosto:
Luca Madonia - Emma -Franco Battiato

2 agosto:
Juri Camisasca - Etta Scollo - Arisa - Vasco Brondi - Special Secret Guests

 

Per maggiori dettagli andare QUI. Se invece desiderate acquistare i biglietti, andate sul sito di Ticketone.


Chester Bennington e la sfida a sopravvivere.

Non ce ne siamo neanche accorti, eppure in un attimo sembra esser giunta la fine di un’era, quella segnata da una delle band più suggestive del panorama rock e metal degli ultimi 20 anni. Chi è nato negli anni 90 non può non conoscere i Linkin Park e la scia che hanno portato a lungo andare fin dai primi anni del 2000.

Oggi però la band e i loro fan da tutto il mondo si sono chiusi immediatamente in un lutto, fatto però di brani, testi e ricordi che essi ci hanno lasciato impressi durante la nostra adolescenza.

Il frontman Chester Bennington, da tempo soggetto ad una crisi depressiva condizionata anche dai precedenti abusi di droga e alcool, ha deciso di porre fine alle sue sofferenze. Non è quindi il semplice lutto a ridurre in pezzi ogni ricordo che la straordinaria voce del cantante americano ha reso indelebile, ma di fatto il suo suicidio, tra l’altro compiuto nel giorno del compleanno del suo anch’egli deceduto amico Chris Cornell, altra straordinaria figura della storia della musica.

https://www.youtube.com/watch?v=aI0FwpN6vGQ

Ognuno di noi non ha fatto altro che creare nella propria mente un’immagine di imponenza nei confronti dell’ormai scomparso cantante, un’idea di eroismo e di indistruttibilità. Eppure lui era un semplice uomo, con pregi e difetti, con errori e successi, trionfi e fallimenti. Era uno come noi, solo con più forza.
E cosa è stato lui per me e per noi? Cosa hanno simboleggiato i Linkin Park nella storia della musica?
Io che sono nato nel 1989 posso parlarvene in modo piuttosto approfondito.

Avevo 13 anni ed una febbre inopportuna per un periodo primaverile. Ero solo un ragazzino, magrolino e dall’aspetto molto più raggrinzito di uno tipico della mia età. E no, non capivo nulla di musica.

Era il 2003, e la mia cultura musicale era, purtroppo, ancora sconosciuta, limitata solo a quello che Tv e Radio potevano trasmettere. Dentro però, sentivo di non appartenere ad un semplice passaggio giornaliero di videoclip di artisti pop italiani e non. Mi soffermavo di più quando ascoltavo un brano dei The Calling come Wherever You Will Go, oppure All About Lovin’ You dei Bon Jovi, What’s My Age Again? dei Blink-182, e mi ero già sciolto anni prima a sentire Iris dei Goo Goo Dolls, brano ancora sconosciuto alla massa.

 

MTV non era un canale su cui mi soffermavo per più di 15 minuti, restavo solo per qualche videoclip, come I’m With You di Avril Lavigne o Can’t Stop dei Red Hot Chili Peppers. Al passaggio di un brano più commerciale sentivo di volermene distaccare, tornando su un semplice Italia 1.

Fu un video a catturarmi particolarmente, fatto di elementi ricalcanti figure tipiche di uno stile giapponese ma in un tono dark e cupo. Era Somewhere I Belong dei Linkin Park, un brano che trovai incredibilmente interessante, poiché non avevo mai sentito prima di allora un mix così affascinante di rap e hard-rock, niente che si spingesse alla durezza trascinante di un metal classico come molti però confondono.

La voce di Chester faceva da contorno alle strofe di Mike, figura dai lineamenti asiatici e dalla voce perfetta, più dell’ormai affermato e già stra-diffuso Eminem. Chester era l’espressione vocale che serviva al pezzo, l’urlo folle che esprimesse la rabbia necessaria a far comprendere, nonostante la mia non capacità di intendere subito le parole del pezzo, quello che il brano volesse trasmettere.

Da quel momento in poi aspettavo solo che il canale riproponesse il video per rivederlo, qualche mese più tardi per registrarlo anche, un gesto che credo sia passato per la mente anche a molti altri. Somewhere I Belong era entrata nella mia testa e non voleva più uscirne, ma non capivo chi fossero gli elementi di questa band, a che categoria appartenessero, quanti album avessero inciso, volevo solo saperne di più, e più di ogni altra cosa volevo comprenderne le parole.

https://www.youtube.com/watch?v=zsCD5XCu6CM

Era come se fossi uscito dalla mia tana da eremita in cui il resto della gente attorno a me mi aveva rinchiuso. Ora ero a conoscenza di un nuovo mondo, affamato di esso e pieno di energia.

Feci quante più ricerche possibili, nonostante internet a quei tempi fosse un miraggio lontano che solo pochi potevano permettersi, e finalmente riuscii, dopo un annetto circa, a trovare più informazioni su quella band, insieme a tante altre su cui mi ero soffermato nel frattanto. Spiccavano molto i Blink-182 con quella I Miss You dai toni romantici e oscuri, i The Rasmus con In The Shadows (brano invecchiato fin troppo bene), fino ad introdurre poi i Green Day con il loro album più famoso, American Idiot.

I pomeriggi autunnali diventavano sempre più sognanti grazie a qualche brano che un buon amico poté passarmi in chiavetta, ritrovandomi nuovamente la voce di Chester, di Mike insieme al resto della band in nuovi pezzi come From The Inside, Faint e Numb, di cui successivamente mi ritrovai a visionare i videoclip imponenti che il solito canale MTV continuava a trasmettere nelle chart internazionali.

Lì fu il boom: i Linkin Park mi avevano colpito in pieno, facendomi correre come un matto affinché riuscissi a trovare gente con molti più brani, o addirittura un disco della band. Non conoscevo ancora nessuno da essere tanto alternativo da ascoltare un genere come il loro, dovevo girare tra le amicizie di quel periodo per riuscire a trovare qualcosa in più. Fu per un semplice caso che riscontrai delle amicizie su cui potei trovare delle affinità musicali. I Linkin Park erano tra queste e finalmente compresi molto di più sulla band. Ebbi tra le mani Hybrid Theory originale, lo ascoltai leggendo i testi e ripetendoli a memoria. Rimasi scioccato dalla precisione artistica su brani come In The End, Crawling, Forgotten ed A Place For My Head. Percepivo una pesantezza maggiore rispetto ai brani già ascoltati su MTV, e mi piaceva. Adoravo il modo straordinario in cui Chester esprimeva la sua rabbia, incitando altri a starsene zitti o ad andarsene via.

Meteora era il seguito necessario, ottimo su tantissimi punti di vista, quello che serviva, differente dal precedente, ma di altissima qualità.

Il mio stile di vita si adeguò a loro, iniziai a chiedere ai miei di acquistarmi solo felpe, preferibilmente scure, jeans larghi e scarpe basse, all star magari, portando sempre i loro dischi nel lettore mp3, con i loro brani andata e ritorno da scuola.

Chester stava diventando una voce nella mia testa, un simbolo di salvezza, esprimendo nei suoi pezzi quello che non riuscivo a dire, permettendomi di scatenare tutta la rabbia repressa, facendomi capire come essere forte nonostante allo specchio mi ritrovassi solo ad essere un ragazzino mingherlino di periferia. Era ormai chiaro che mi sentissi al sicuro, mi sentivo anche più forte di chiunque altro. Percepivo di aver assunto una personalità più resistente, di non avere più paura, di sapere sempre cosa dire. Era incredibile quello che poteva fare la musica, quello che quei 6 ragazzi mi avevano trasmesso, mi sentivo fiero ed incredulo allo stesso tempo.

 

Ci misero un po’ a realizzare un terzo disco in studio, circa 3 anni dal seguente, e quello che ne venne fuori era tutt’altra cosa, un lavoro diverso e più strano.

Non sembrano più i Linkin Park quelli di Minutes To Midnight. Neanche nel video di What I’ve Done riconoscevo più quella band che mi aveva conquistato e cambiato completamente il modo di vedere le cose. Chester sembrava voler simulare Bono Vox, e il video era più riflessivo dei precedenti, più schietto e diretto, ma non riuscivo comunque a rinunciare ai loro lavori. Erano canzoni stupende nonostante lo stampo differisse di molto dai lavori precedenti. Leave Out All The Rest ti catturava subito a primo impatto; Bleed It Out era il brano che non riuscivi a scrollarti mai più dalla testa, dannato magnifico ritornello; Shadow Of The Day era il tipico pezzo che avresti voluto ascoltare al sorgere dell’alba, perché l’assolo di Brad Delson vi stupisce ancor di più osservando il sole sorgere, fidatevi.

Minutes To Midnight era un nuovo, peculiare lavoro della mia band preferita, e non c’era alcun dubbio, era comunque un disco apprezzabile.

 

Col passare degli anni però, le mie tendenze mi spinsero su linee diverse, riuscendo ad identificarmi di più su un genere punk che nu’ metal, o hard rock, e durante quegli anni scoprii altre band su cui dedicarmi, ritrovandomi ad essere sempre più abile nel comprendere le note, i passaggi di batteria e le strutture dei pezzi. Erano gli anni degli Yellowcard, dei Good Charlotte, dei System Of A Down, dei Thirty Seconds To Mars, degli Slipknot e tanti altri…

Sentivo di non potermi più rinchiudere in una sola band o in un solo genere, dovevo ampliare le mie conoscenze, restando però fedele a quello che riusciva a farmi stare meglio di qualunque altro. Il punk era irraggiungibile, nessun genere poteva toccare la batteria veloce dei Blink, o i bestiali palm mute dei Sum 41, non c’era sfida, il punk era sopra ogni cosa, era la mia identità, nella forma di un basso, strumento che poi acquistai ed imparai a suonare.

 

I Linkin Park però non avevano più il solito stile, e nel 2010 ci fu un totale passaggio a nuovi generi tendenti più ai synth e agli effetti. Mr. Han sembrava aver preso la mano del gruppo e disposto una nuova direzione da prendere, stringendo le chitarre e il rap del buon Shinoda per dare più spazio a beat e suoni più pop sulla voce di Chester. Ma c’era Waiting For The End, un pezzo illustre in ogni cosa, dal testo alle note, dal video alla linea vocale incredibile. Tutt’oggi uno dei testi più belli che ho mai avuto occasione di leggere.“The hardest part of ending is starting again” ripete alla fine Mike. “La parte più difficile della fine è ricominciare”, una frase che non smetterò mai di ripetermi e che oggi ha un suo particolare significato.

https://www.youtube.com/watch?v=5qF_qbaWt3Q

Il loro ultimo lavoro in studio, One More Light segna un totale cambio di genere che comunque i fan non possono non approvare. I pezzi dispongono infatti dei migliori testi mai scritti dalla band e di un sound molto particolare, nonostante il timbro rock sembra essersi ormai disperso.

Chester sembrava essere la parte invincibile di ogni fan, e forse ora lo sarà davvero, perché ha fatto con la musica quello che un vero musicista dovrebbe fare. Non sentiremo più la sua voce in un nuovo pezzo, forse non sentiremo più parlare dei Linkin Park, forse è davvero giunta la fine come citava egli stesso in più brani della suddetta band. Chester se n’è andato, e con lui buona parte della nostra adolescenza, confermandoci appunto di essere diventati uomini e donne, pronti ad affrontare la più grande sfida della nostra vita, quella di non morire.

 

Perciò, con una spettacolare Papercut nelle mie cuffie, posso solo dirvi di non aver paura, che arriverà sempre un’alba dopo una lunga notte, che se un tale evento vi scuote, dovete solo alzarvi dalla sedia e dimostrare che non è ancora finita. Trovate nuovi stimoli come lo incitava Chester in quella canzone, metteteci rabbia, spingetevi oltre e fate qualcosa. Non restate fermi.

 

This is not the end, this is not the beginning
Just a voice like a riot rocking every revision
But you listen to the tone and the violent rhythm
And though the words sound steady something empty's within them

 

Chester Bennington – 1976 - 2017

 

 

 

 


Vittoria Jazz Festival X edizione - Tappa Vittoria

Anche quest’anno, celebrando la decima edizione, si rinnova l’appuntamento con il Vittoria Jazz Festival Music & Cerasuolo Wine.
Il Festival è ormai da ritenersi uno degli eventi più importanti nel panorama musicale internazionale.
Il grande successo di pubblico della scorsa edizione ha visto l'afflusso di oltre 50.000 spettatori. Anche quest'anno porterà un programma di altissimo valore artistico.

Dopo il primo assaggio a Scoglitti, si apriranno le vere danze a Vittoria dal 16 al 25 giugno. Di seguito il programma.

Ven. 16/06 - Nicola Giammarinaro & Sicily Dixieland Street Parade -  Ore 20,00 - Via Cavour, Piazza del Popolo.

Sab. 17/06 -  Antonio Faraò "Boundaries" - Ore 22,00 - Piazza Enriquez.

Dom. 18/06 -  Lydian Sound Orchestra Dir. Riccardo Brazzale - Ore 22,00 - Piazza Enriquez.

Lun. 19/06 -  Claudio Quartarone/Carmelo Venuto Duo - Ore 18,00 - Chiostro S.M. Delle Grazie.

Lun. 19/06 -  Marco Mezquida Trio - Ore 22,00 - Piazza Enriquez.

Mart. 20/06 -  Vittoria Rotary Jazz School - Ore 09,00/12,30 - 14,30/18,30 - Teatro Comunale.

Mart. 20/06 -  Anita Vitale & Urban Fabula - Ore 18,00 - Chiostro S.M. Delle Grazie.

Mart. 20/06 -  Gaetano Riccobono: "Mona Lisa" - Ore 22,00 - Piazza Enriquez.

Merc. 21/06 -  Vittoria Rotary Jazz School - Ore 09,00/12,30 - Teatro Comunale

Merc. 21/06 -  Vittoria Rotary Jazz Award Semifinale - Ore16,30 Cortile Palazzo di Città  + Jam in Piazza del Popolo.

Giov. 22/06 -  Vittoria Rotary Jazz School - Ore 09,00/12,30 - Teatro Comunale.

Giov. 22/06 -  Vittoria Rotary Jazz Award Finale - Ore 21,00 - Piazza Enriquez.

Ven. 23/06 -  Francesco Lento 4et - Ore 18,00 - Teatro Comunale.

Ven. 23/06 -  Yaron HermanTrio: Featuring Special Guest Hermon Mehari - Ore 22,00 - Piazza Enriquez.

Sab. 24/06 -  Stefano Zenni: Lectio Magistralis:"Immigration blues. Come le migrazioni hanno plasmato il jazz".

                     Ore 11,00 - Sala degli Specchi/Palazzo di Città.

Sab. 24/06 -  The Black Art Jazz Collective - Ore 22,00 - Piazza Enriquez.

Dom. 25/06 -  Pino Ninfa, Francesco Branciamore, Elio Amato: "Two for Three" Fotografia in Jazz.

                       Ore 11,00 - Sala Maltese (via Bari 109).   

Dom. 25/06 -  Francesco Cafiso 9et: We Play For Tips - Ore 22,00 - Piazza Enriquez.


Vittoria Jazz Festival X edizione - Tappa Scoglitti

Anche quest’anno, celebrando la decima edizione, si rinnova l’appuntamento con il Vittoria Jazz Festival Music & Cerasuolo Wine.
Il Festival è ormai da ritenersi uno degli eventi più importanti nel panorama musicale internazionale.
Il grande successo di pubblico della scorsa edizione ha visto l'afflusso di oltre 50.000 spettatori. Anche quest'anno porterà un programma di altissimo valore artistico.

Dal 10 al 11 Giugno, anche a Scoglitti si ascolteranno "note Jazz" con due concerti che, certamente, lasceranno il segno nella frazione marinara vittoriese.

Il programma prevede:

Sab. 10/06 -  Conturband - Ore 22,00 - Via Messina, Piazza Sorelle Arduino, Piazza Cavour.

Dom. 11/06 -  Sud Est Big Band - Ore 22,00 - Piazza Cavour.

​Dal 16 al 25 giugno il  festival annuale organizzato dal giovane sassofonista Francesco Cafiso si sposterà nella sua madre patria, Vittoria con eventi e ospiti d'eccezione.


Chris Cornell: Il toccante messaggio dell’amico Josh Brolin

La pagina Facebook di Chris Cornell, deceduto lo scorso 18 Maggio sta pubblicando i messaggi d'addio degli amici. Tra questi una commuovente lettera d’addio firmata dall’amico Josh Brolin, candidato agli Oscar 2017 per Milk. Di seguito quanto scritto.

Dovunque guardi, mi sembra di vedere Chris camminare verso di me: alto, una lunga criniera di riccioli di leone, un tenue sorriso sotto una barba o un baffo sottilissimo.  Ogni volta che guardo il cellulare e dice Christipher e penso si sia tratto di un sogno, a volte immaginato che hai creato subconsciamente così che non si potesse mai realizzare.

Ogni volta che penso a Chris è come se fosse davanti a me, dicendomi cosa sta facendo: i suoi figli, Vicky, una fiera dove sono andati, quanto si siano divertiti andando sul go kart, una canzone da cui sta estraendo la magia. È questa la cosa che non svanisce mai, l’impatto che qualcuno ha su di te. L’intensità col tempo calerà e si affievolirà, ma ci  sarà sempre fin quando qualcuno non agirà su di te.

Un impatto. Ecco cosa tutti speriamo di avere su gli altri: un ricordo, un’arguzia, una canzone, come si comportano con i loro figli, attimi, quando nel tempo libero ti chiamano solo per dire “Hey, amico, mi sei, mi manchi.”

Chris Cornell ha toccato felicemente la grazia a modo suo.  Abbiamo tutti il nostro momento felice. Ha varcato le sue infide strade con la sua moto paranormale, ribellandosi, ragendo, rimbalzando ecc. E adesso, invecchiato, sistemato, è stato un periodo di lavoro su stesso, a detta della famiglia. Musica più profonda e sul come trarne più amore. La sua è stata una traiettoria da scalare in salita. Sì, c’è anche la professionalità, ma la gente non muore professionalmente, muore personalmente. E personalmente è stata una scalata – una scalata senza fiato, per la sua natura sensibile – ciononostante in salita.

Chris Cornell l’essere umano. Chris Cornell che amava la sua famiglia: Vicky, Lilli, Toni e Christopher. Chris Cornell che era mio amico: semplicemente mio amico.

Conobbi Chris all’Hollywood Cafè. Ero ubriaco e in seguito, nel backstage, mi  sedetti sulla sua pancia e gli dissi quanto lo ritenessi grandioso. Sorrise, sicuramente un po’ irritato, ma mi lasciò pontificare finché non realizzai che aveva sentito quanto mi avesse colpito profondamente.  Avevo la tendenza ad essere aggressivo verso le cose che mi toccavano, e Chris, dal momento in cui l’ho sentito dal vivo (così immenso come solo lui poteva essere) mi causo un groppo alla gola che non andò mai via.

Chris Cornell era mio amico: semplicemente. Certo, venne fuori dalla musica, la sua voce arrivava come il dito ET, ma fu la lap dance che gli fece messe tutto in motore. Nei sette anni successivi, Chris ed io diventammo stretti. Avevo lui: l’isolamento, l’amore e la tensione da creare, l’euforia nel trovare l’amore della tua vita e manifestare una vita più felice con quell’amore, e lui aveva me. Le nostre vite percorrevano strade parallele e con ciò si rivelò un’intima amicizia.

Quando sei ben conosciuto per la professione che hai scelto hai la tendenza a proteggerti. Ti metti in un angolo e neghi che la gente stia parlando di te. Impari a deviare le conversazioni. Inizi a chiederti come sia in generale aprirsi. Poi, se sei diligente, se ti importa del tuo lascito personale, combatti per quell’intimità.

Quando dissi a Chris che io e Kathryn stavamo per sposarci mi mandò una canzone che aveva scritto per Vicky quando si erano messi insieme la prima volta, una canzone che avrebbe cantato al nostro matrimonio. Il suo messaggio: “Cominciai a scrivere questo pezzo anni fa subito dopo aver incontrato Vicky. Le cantai una prima versione al telefono prima che ci findanzassimo, ma per anni ho sentito di non essere riuscito a distillare la magia che provavo con lei in forma di canzone. Un mese l’ho finita. Questa canzone cantata da un microfono di un centinaio di dollari sembra catturare la grandezza di come mi sento accanto a lei. Stavo pensando che potresti rifletterti in ciò. Un abbraccio a entrambi! C”

Kathryn ed io abbiamo ascoltato la canzone come ne avevamo ascoltata un’altra delle canzoni di Chris all’inizio della nostra relazione, entrambi con le lacrime agli occhi. Una volta tanto arriva qualcuno nella tua vita che filtra nel personale. Condividi ispirazioni, sogni, desideri, speranze come un adolescente col suo diario, sperando che un giorno ti risponderà. Il mio amico Chris ha risposto. Chris Cornell l’essere umano. “Hey amico, chiamo solo per dirti che mi manchi.”

L’altro giorno ho cominciato a tirare fuori tutti i messaggi, le note vocali, e mi sono fissato a ricordare le diverse conversazioni, gli attimi, le pietre miliari. Mia moglie ed io l’abbiamo sentito cantare “Happy birthday” su nota vocale. Happy Birthday dear yoooouuuuu. Happy Birthday to you. I love you, man”…click.

Vivi una vita, e rendere grazie alla vita vissuta è l’aver vissuto. Chris Cornell era un essere umano, e come tutti gli esseri umani aveva un giorno di scadenza. Il suo è stato il 18 maggio 2017.  Ma Chris resterà sempre nel mio cuore. Lo terrò non in alto, non con rabbia, ma faccia a faccia come facevamo quando supportavamo a vicenda in questa strana tenda da circo della vita.

Anni fa ci fu un momento in cui mi scrisse, e mi piacerebbe condividerlo con voi. Si commenta benissimo da solo per ciò che era lui: un sensibile, protettivo guerriero di padre.

“JB – Oggi ti ho pensato di nuovo. Stiamo sul Benedict Canyon e il pappagallo di mia figlia è volato dalla finestra e giù dal burrone. Sperando che non morisse mi sono vestito come Pitt di ‘Sette Anni in Tibet’ e sono andato per le terre selvagge. Arrivato ho visto in distanza un esemplare blu femmina su un albero. Gli ho dato la caccia finché non mi sono accorto che stava covando e che di fatto era verde.

Ho passato le due ore successivo al sole urlante, alternativamente schiantandomi tra i rami e a sedermi così che potessi percepire dove fosse. Mi sono convito che l’area fosse troppo grande e non l’avrei mai trovato. Sono tornato a casa e mi sono seduto all’ombra vicino a dove cominciano i cespugli. Mi sono seduto lì per mezz’ora e mi sono sentito come se avessi tradito un piccolo amico che contava su di me per la sua salvezza.

Ho aspettato un altro paio di minuti e ci ho rinunciato. Mi sono fermato un secondo prima di rientrare e ho provato un’ultima volta a cinguettare per lui. Ho aspettato e ascoltato e all’improvviso ho sentito un cinguettio di gioia da un ramo. Eccolo lì! Voleva davvero essere soccorso. Gli uccellini verdi che parlano sono gli aghi nei pagliai formati da aghi sulla cima di un letto di una valle di aghi. Ma a volte cinguettano. “

Fratello, sei vicino, sei caro, e ti vedrò quando sarà l’ora. Ma per adesso, il mio cuore sgorgo e abbraccia tutto ciò che eri, sei, che sarai per sempre. Ti sento “nei pagliai formati da aghi/ sulla cima di un letto di una valle di agh/ma ti sento/ so che ci sei.” Sì, so che ci sei. Mi mancherai, ma so che ci sei.

JOSH BROLIN.